Le 36 case di cento anni fa

shutterstock_239507455Via Andrea Calmo, di fronte alla chiesa di Sant’Antonio, sbuca nell’unico lungomare al mondo da dove non si vede il mare. Eppure, l’Adriatico è proprio lì dietro. Ma gli alberi e una siepe che si poggia su una lunga ringhiera ne impediscono la vista. Insomma, un lungomare senza mare, lungo tre chilometri. Dall’altra parte, appena dietro la chiesa, in Riva di Corinto, dove di martedì c’è il mercato, si vede invece il Lazzaretto vecchio, l’isola dei cani. Odore di salsedine e di alghe secche. Il sole al tramonto si tuffa nella laguna accarezzando i campanili di Venezia. Sulla sinistra si scorgono, in controluce, i Colli Euganei.

Io Città Giardino me la ricordo così. La scuola elementare, il patronato, il cinema accanto alla chiesa, le partite di calcetto in via “Santa Rosa” con Andrea, Barnaba, Luca e Riccardo. E poi le passeggiate alla Mostra del Cinema, le grigliate ai Murazzi, le estati in motorino su e giù per il Lido. Un’isola lunga 12 chilometri e larga appena 500 metri. Si andava “in centro”, in Gran Viale, oppure davanti al Casinò, o ancora a Malamocco o agli Alberoni dove finiva il nostro mondo. E noi abitavamo lì, a Città Giardino, un quartiere costruito all’inizio del 1900 a pochi passi dall’hotel Excelsior e dalle ville frequentate da Gabriele D’Annunzio e da Eleonora Duse.

Oggi la scuola c’è ancora ma il patronato e il cinema sono stati chiusi e i bambini non giocano più nella “mia” strada. Molti negozi hanno abbassato le saracinesche e in spiaggia c’è davvero poca gente. Allora ho fatto un tuffo nel passato per capire cosa c’era prima, per immaginare la vita negli anni ‘30, durante la guerra o all’inizio degli anni ‘60. Qualcosa mia nonna mi raccontava ma nella nebbia dei ricordi mi sono perso.

IMG_7584Ho scoperto allora le storie, gli aneddoti e le curiosità di Città Giardino, leggendo “36 case” di Maria Antonia Rigoni (Duck Edizioni, 2017). Cento anni raccontati attraverso ricordi e testimonianze dirette e un ricco repertorio fotografico. Si legge della costruzione della chiesa nel 1933 e della Festa del Redentore. Ci si appassiona per la storia del panettiere, dell’ombrellaio, dell’arrotino e del poareto del venere, un uomo di Pellestrina, “con i vestiti lisi ma puliti, che tutti i venerdì bussava alla porta per chiedere l’elemosina”. A metà degli anni ’50 in via Andrea Calmo c’erano viti, ciliegi, fichi e terreni coltivati. Dove oggi c’è via “Santa Rosa” invece, un campo abbandonato ricoperto da rovi di more.

È vero. Chissà quante altre “Città Giardino” ci sono in giro per l’Italia e per il mondo. Ognuna con i suoi aneddoti, le sue storie e i suoi angoli da scoprire. “Ho provato a raccontare com’era la vita in quest’angolo di mondo”, si legge nella conclusione del libro. “L’ho fatto emozionandomi guardando un tramonto, seduta su una panchina, o passeggiando in silenzio in spiaggia, ascoltando il mare, lasciando trasportare i miei sogni dalle onde. I miei sogni. Fin da bambina ho creduto nei sogni, ora in età matura conservo una fervente immaginazione e mi piacerebbe che un giorno, uno sconosciuto, leggendo per caso questo libro, e guardando le cose che oggi vede, entrasse a far parte di questa storia. Vorrei dire a quella persona di sedersi su una panchina in Riva di Corinto, e di mettersi in ascolto del venticello della sera che le porterà le voci dei tanti ragazzi che giocavano festosi intonando filastrocche ormai lontane. Poi aspetti che il sole scenda dietro i Colli Euganei e con la gioia dentro il cuore potrà provare le stesse emozioni di quelle persone di cento anni fa”. – Matteo Lazzarini –

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