L’amichevole di calcio Italia-USA

IMG_7924L’altro giorno sono stato a Genk, allo stadio, per l’amichevole di calcio Italia-USA. Dodicimila tifosi italiani, per lo più immigrati, avvolti da bandiere tricolori e fieri di tifare Italia, cantavano l’inno di Mameli a squarciagola. Roba da far venire la pelle d’oca. Prima della partita gli altoparlanti diffondevano a tutto volume quelle canzoni che qui vanno ancora molto di moda: “Felicità”, “Sarà perché ti amo”, L’Italiano”, “Gloria”, come se il tempo si fosse fermato. Sugli spalti si sentiva parlare un po’ fiammingo e un po’ francese, molto italiano e soprattutto un miscuglio di dialetti: siciliano, veneto, abruzzese, calabrese, piemontese.

Al 62’ entra in campo per gli Azzurri il diciannovenne Moise Kean al posto di Berardi. C’è un’emozione palpabile tra i tifosi. Qualche secondo di silenzio e lo stadio ammutolito fa partire un lungo applauso che accompagna l’esordio in nazionale del giovane giocatore di origini ivoriane. È un figlio di immigrati. Come loro. E gioca in nazionale. Qualcuno ha gli occhi lucidi e si commuove. Benvenuto in nazionale Moise Kean.

Uscendo dallo stadio, alcuni menzionano Enzo Scifo, il primo “straniero” a giocare nella nazionale belga. Se lo ricordano bene qui. Figlio di minatori siciliani, era anche un bel ragazzo. Capelli neri e folti, carnagione scura. Esordì alla stessa età di Kaen. Erano i tempi del portierone Jean-Marie Pfaff e del mondiale del Messico. Il Belgio giunse in semifinale e venne poi eliminato dall’Argentina. L’eroe di quel mondiale fu proprio lui: Scifo. Quel figlio di immigrati che giocava in nazionale rappresentava l’orgoglio e il riscatto della comunità italiana di Charleroi, La Louvière, Liegi, Genk, le città del carbone.

Enzo Scifo giocò anche nell’Inter e nel Torino. In Italia i giornalisti all’inizio non sapevano bene come definirlo. Era… belga, o forse no: italiano. Insomma… aveva origini italiane, siciliane, ma era nato in Belgio. Dunque, un po’ italiano e un po’ un belga. Un oriundo? Alla fine, decisero per il “belga”. E lui stesso un giorno dichiarò “Se l’Italia è per me il paese più bello del mondo, sono orgoglioso di essere belga e se c’è qualcosa di cui non mi sono mai pentito è stata la mia naturalizzazione a 18 anni”. Sono passati più di trent’anni e la nazionale belga conta oggi numerosi giocatori di origine straniera, congolese e marocchina per lo più, ma anche di altri Paesi. Sono loro la faccia visibile dell’immigrazione. Anche loro sono belgi. Di passaporto e di cuore. “Allez les diables”! Tutto il Paese faceva il tifo per loro agli ultimi mondiali. “Waar is de feestje? Hier is da feestje”.